Domande · Email

Come pulisco una lista di email prima di una campagna?

Ogni email viene controllata sulla forma (è scritta bene?) e sul dominio (esiste davvero e riceve posta?). I refusi dei domini più comuni, come «gmial.com», vengono segnalati con la correzione proposta invece di essere scartati: un contatto recuperato vale più di un contatto buttato.

Cosa controlliamo su ogni indirizzo

La verifica lavora su due livelli, entrambi prima di spedire nulla.

  • La sintassi, secondo le regole formali degli indirizzi email definite dalle RFC 5321 e 5322: struttura, caratteri ammessi, punteggiatura fuori posto.
  • Il dominio, verificando che esista e sia configurato per ricevere posta (record MX): un dominio scritto giusto ma inesistente, o senza posta in arrivo, non porta a nessuna casella.

Da qui in poi il motore aggiunge tre segnalazioni utili, non solo un giudizio valido/non valido:

  • Refuso di dominio: «gmial.com» viene riconosciuto e la correzione proposta accanto, così il contatto si recupera invece di perderlo.
  • Casella usa-e-getta: gli indirizzi temporanei, pensati per non ricevere mai una vera newsletter, vengono segnalati per quello che sono.
  • Indirizzo generico: «info@», «amministrazione@», «ordini@» sono indirizzi validi e restano nella lista — è solo utile sapere che dietro non c'è una persona sola, per calibrare il tono della campagna.

Cosa non facciamo, e perché

Non verifichiamo se la singola casella esiste davvero collegandoci al server di posta del destinatario (verifica SMTP). È una tecnica invasiva — bussa alla porta del server altrui una email alla volta — e sui provider più grandi è anche inaffidabile: molti rispondono sempre «esiste» per non far capire agli spammer quali indirizzi sono veri, quindi il risultato non è più attendibile di un lancio di moneta.

Il principio che seguiamo è diverso: recuperare il contatto vale più del verdetto. Una lista con un refuso corretto e segnalato è più utile di una lista con quel contatto scartato in silenzio.

L'esito che trovi accanto a ogni email

Il risultato non è un semplice sì o no: ogni indirizzo torna con una segnalazione che spiega cosa abbiamo trovato, così puoi decidere riga per riga cosa fare prima dell'invio.

  • Nessuna segnalazione: l'indirizzo è scritto bene e il dominio riceve posta, non c'è nulla da correggere.
  • Corretto nella forma: sintassi sistemata, per esempio spazi o maiuscole fuori posto tolti, senza toccare l'indirizzo nella sostanza.
  • Refuso di dominio: il dominio scritto non esiste ma somiglia a uno comune, con la correzione proposta accanto.
  • Casella usa-e-getta: pensata per non ricevere mai nulla di duraturo, va tenuta d'occhio se la campagna richiede un contatto stabile nel tempo.
  • Indirizzo generico: valido, ma dietro c'è probabilmente un ufficio e non una persona.
  • Dominio inesistente o non valido: qui il recapito non è possibile, ed è la parte della lista che davvero conviene togliere prima dell'invio.

Come lavorarla

Puoi verificare un indirizzo alla volta dal sito per farti un'idea, oppure passare l'intera lista in un file: ogni riga torna con l'esito accanto, pronta per essere filtrata prima dell'invio. Se il tuo sistema chiama direttamente le nostre API, la verifica email è un endpoint dedicato e si integra nel flusso che già usi per inviare le campagne.

Un campo può contenere più indirizzi separati — capita spesso nei CRM con «email1; email2» nella stessa cella: li separiamo e li verifichiamo entrambi, senza che tu debba prima pulire il file a mano. Le altre colonne del file, nome, cognome, indirizzo postale, restano intatte: aggiungiamo solo le colonne con l'email nella forma corretta e l'esito, senza toccare il resto dell'anagrafica.

Perché farlo prima di ogni invio

Una lista con troppi indirizzi non recapitabili peggiora la reputazione del mittente presso i provider di posta: più email tornano indietro, più le campagne successive rischiano di finire nello spam, anche quelle dirette a contatti veri. Pulire la lista prima dell'invio non è solo questione di ordine: protegge la recapitabilità di tutte le campagne che vengono dopo.

C'è anche un lato più semplice, quasi contabile: ogni email spedita a un indirizzo inesistente è un invio buttato, e su una lista di qualche decina di migliaia di contatti la differenza tra una lista pulita e una grezza si vede subito nei numeri della campagna, non solo nella sua reputazione.

Quanto ci vuole

Una lista di qualche migliaio di indirizzi è pronta in pochi minuti; i file grandi girano in coda e ricevi un'email quando il lavoro è pronto, con il risultato scaricabile per trenta giorni. Prima di partire vedi un'anteprima con le colonne riconosciute nel file: il credito si preleva solo alla conferma, non al semplice caricamento. Il listino è nella pagina dei prezzi.

Una riga tipica

Prima
mario.rossi@gmial.com
Dopo
mario.rossi@gmail.com

Esito: refuso di dominio. La sintassi è corretta, il dominio scritto non esiste: la correzione proposta è «gmail.com». Il contatto resta recuperabile invece di essere scartato.

Domande frequenti

Le domande che seguono

Verificate anche se la casella esiste davvero?

No, non facciamo verifica SMTP sulla singola casella: è invasiva e su molti provider dà risposte inaffidabili. Controlliamo sintassi, dominio e i segnali che si possono leggere senza bussare al server del destinatario.

Un indirizzo generico come info@ è considerato un errore?

No, è un indirizzo valido e resta nella lista. Viene solo segnalato come generico, perché è utile saperlo quando scrivi il testo della campagna.

Cosa succede a un indirizzo con un dominio sbagliato?

Se il dominio è un refuso riconosciuto di uno comune, come gmial invece di gmail, ti proponiamo la correzione accanto all'esito. Decidi tu se applicarla.

Posso verificare più email nella stessa colonna?

Sì. Se una cella contiene più indirizzi separati, per esempio da un punto e virgola, li separiamo e li verifichiamo entrambi.

Funziona anche dalle mie API, senza passare dal sito?

Sì, la verifica email è un endpoint dell'API JSON: puoi integrarla nel flusso che già usi per gestire la lista, prima dell'invio.

Le caselle usa-e-getta vengono eliminate dal file?

No, restano nel file con l'esito che le segnala. Decidi tu se escluderle: alcune campagne le tengono comunque, per esempio nei flussi di verifica account.

Vedi i controlli su email, telefono e sito

Prova la verifica email su un indirizzo, poi registrati per lavorare sulla tua lista intera, dal sito o da un file.

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